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Francobolli falsi stampati in carcere e pizzini: indagati due detenuti di Brindisi

BRINDISI – La perquisizione nel carcere di Lecce ha portato a scoprire che alcuni detenuti, ammessi all’uso del computer, stampavano francobolli tarocco. Autenticamente falsi, sfornati dal laboratorio editoriale di Borgo San Nicola, al quale sarebbero stati ammessi anche due detenuti di Brindisi: Giuseppe Polito, 35 anni, e Andrea Reho, 26,entrambi finiti sotto inchiesta assieme a due leccesi e un cosentino. Il sospetto investigativo è che i valori bollati fossero destinati a diventare pizzini per trasmettere messaggi all’interno e all’esterno della struttura.

L’inchiesta e gli indagati

I controlli sono stati eseguiti venerdì scorso dagli agenti della polizia penitenziaria dopo aver notato negli ultimi giorni movimenti insoliti da parte di alcuni detenuti ristretti nella struttura alle porte di Lecce.  Il sostituto procuratore Carmer Ruggiero ha convalidato il sequestro di 130 francobolli, del computer e della stampante usati.

Sotto inchiesta sono finiti cinque detenuti. I due brindisini, Reho e Polito, difesi dagli avvocati Francesco Cascione e Cinzia Cavallo, furono arrestati il 26 febbraio 2016 nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce chiamata The Beginners, su presunte affiliazioni alla Sacra Corona Unita tra giovani residenti a Brindisi città. Entrambi sono stati, di recente, condannati in primo grado con rito abbreviato: Reho alla pena di sei anni e otto mesi, Polito a sei anni di reclusione.

Gli altri indagati sono: William Monaco, 27 anni, di Lecce; Roberto Napoletano, 31, di Squinzano,  Cantigno Servidio, 52, di Scalea (in provincia di Cosenza). Nei confronti di tutti e cinque i detenuti, le ipotesi di reato sono:  violenza e minaccia a pubblico ufficiale, uso di valori di bolli contraffatti o alterati e ricettazione. Napoletano è stato condannato in primo grado a 16 anni nel processo scaturito dall’operazione “Vortice Déja-vu”, mentre Monaco è stato condannato in primo grado a 13 anni di reclusione nel processo nato dalle indagini Eclissi. Sono difesi dagli avvocati Antonio Savoia, Mariangela Calò, Elvia Belmonte, Francesco Stella, tutti del foro di Lecce, e  Pietro Russo di Cosenza.

Il computer e l’ipotesi dei pizzini

Stando a quanto si apprende, il computer si trovava all’interno del laboratorio editoriale al quale sono ammessi i detenuti autorizzati alle attività legate alla redazione di un giornalino, di calendari o biglietti di auguri.

Il sospetto degli investigatori è legato all’ipotesi che i francobolli così stampati fungessero da “pizzini”, vale a dire da messaggi in codice, rivolti ad altri detenuti, all’interno della struttura oppure ristretti in altre carceri. Al momento resta il massimo riserbo per non compromettere l’esito degli accertamenti.

 

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