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La diocesi licenzia i Servi di Maria: la rabbia dei fedeli

Alla fine, com’era prevedibile (e non per l’incidente del giovedì santo), gli strali del vescovo Vincenzo Pisanello si sono abbattuti sulla piccola comunità dei servi di Maria, i preti che dal 1945 si occupano della gestione della parrocchia di San Michele Arcangelo. La curia vescovile ha dato tre giorni di tempo a padre Gabriele e a padre Leonardo, per rifare le valigie e lasciare il posto che coprono da decenni. La notizia che per la verità non è arrivata inaspettata, si è diffusa ieri tra i parrocchiani che, un po’ storditi un po’ adirati, stanno pensando cosa fare per contrastare tale decisione. Una cosa appare certa: la maggioranza dei fedeli (non tutti a dire il vero), non vuole perdere i due frati, ma soprattutto non vuole che la loro parrocchia passi sotto il controllo della diocesi. Ieri sera i più vicini ai due anziani religiosi - che chi li ha visti li descrive profondamente addolorati e affranti -, stavano pensando di riunire il consiglio parrocchiale per organizzare la “resistenza”. Qualcuno, sempre ieri, stava addirittura pensando di far saltare il rito della Pietà che inizia oggi per terminare venerdì della prossima settimana: sette giorni di preghiere e raccoglimento con l’esposizione dietro l’altare della “Pietà”, la statua della Vergine con in braccio il Cristo morente. L’intenzione dei parrocchiani, comunque, è quella di alzare le barricate in difesa dei due preti. «Venissero da Oria e se lo facessero loro», sussurravano ieri i più accaniti sostenitori dei dei servi di Maria riferendosi ai riti della Pietà.

E la rabbia comincia a far uscire cose che prima si tenevano ben strette nella sagrestia. Per molti, insomma, la vicenda del giovedì Santo che ha fatto parlare tutta Italia (la mancata lavanda dei piedi agli extracomunitari voluta da padre Gabriele ma contrastata dal suo collega padre Leonardo), è stata il pretesto per affrettare piani che erano stati già pensati e programmati da almeno cinque mesi prima. Pare, infatti, che la curia di Oria retta dal vescovo galatinese, Pisanello, voglia “mettere le mani” sulla ricca e popolosa parrocchia di Sant’Angelo. I servi di Maria, negli anni, hanno racimolato non pochi beni immobiliari, come il convento attaccato alla chiesa, attualmente occupato solo dai due religiosi, ma anche appezzamenti di terreno e uliveti donati dai fedeli, oltre agli ori e allestimenti preziosi custoditi nel luogo sacro. Ma c’è un bene ancora più prezioso che farebbe gola a Oria: la parrocchia di Sant’Angelo pare sia la più appetibile per l’alto numero di abitanti dei quartieri di appartenenza. Ad amministrare questo “tesoro”, sempre secondo le indiscrezioni che circolano in questi ambienti, sarebbe già pronto don Dario De Stefano, braccio destro del vescovo e suo referente a Manduria a cui ha affidato il delicato compito di costruire ex novo il villaggio del fanciullo con annessa la chiesa e di reperire tra i fedeli la somma di un milione e 300 mila euro che mancano per finanziere l’enorme investimento di 4,5 milioni di euro, solo in parte finanziati dalla Conferenza episcopale italiana con i fondi provenienti dall’otto per mille.

Don Dario, prudentemente in disparte quando ardeva la polemica della mancata lavanda dei piedi, si sarebbe già affacciato in chiesa dove avrebbe cominciato a far pesare la sua presenza e soprattutto la sua vicinanza agli alti prelati di Oria e di Roma.

Nazareno Dinoi

 

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