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L’Unione europea sta fallendo Ma la verità è che non è mai esistita

L’Unione europea si sta disintegrando. Lentamente, ma gradualmente. E con la questione dei migranti a fare da picconata finale sotto la cui sferza crollano le già poche certezze di Bruxelles. Ma chi crede che sia questo tema, e cioè la gestione dei flussi, il vero grande nodo di questa Europa, probabilmente guarda il dito ma evita di guardare la Luna. Alcuni lo fanno per miopia. Altri, per pura e semplice mancanza di volontà di comprendere i motivi di questa crisi.

Unione di interessi nazionali, non europei

Non sono i migranti il motivo della crisi. Ma sono loro ad aver palesato tutti i problemi di questo sistema. L’Unione europea sta fallendo non perché non sa gestire i flussi di migranti. Sarebbe assurdo credere che una tale questione ponga in crisi un sistema pluridecennale. Ma la crisi dei migranti ha manifestato, finalmente, un dato. Che questa Unione è un’unione di egoismi e non di scopi. Non è un’alleanza che ha un interesse comune. È stata per anni un insieme di interessi nazionali che si controbilanciavano, ma in cui era preponderante l’interesse tedesco e, al limite, franco-tedesco.

 

L’assenza di una strategia che facesse star bene tutti, ma un interesse nazionale (tedesco o francese) declinato su scala europea ha dimostrato, negli anni, di essere fallimentare. E nel momento di maggiore debolezza dello Stato che ha rappresentato il nucleo dell’Ue, cioè la Germania di Angela Merkel, ecco che sono riaffiorati tutti i problemi. Perché gli interessi nazionali, a questo punto, hanno cominciato ad avere la meglio. Un po’ perché il sovranismo ha preso vigore,un po’ perché si è indebolita la leadership tedesca anche per motivi fisiologici.

La crisi della struttura europea nasce quindi da un equivoco. Non è mai stata, realmente, un’Unione, ma un insieme di Stati che si univano per gestire al meglio un continente, ma in cui ognuno aveva interesse a far prevalere la propria agenda. Una volta evaporato il tacito accordo per cui Berlino era la capitale finanziaria e politica dell’Ue, ecco che l’Unione europea si è ritrovata del tutto priva di capacità di controllo. 

Nasceranno nuove Unioni?

L’ascesa degli interessi nazionali significa anche la nascita di nuovi tipi di alleanze. Se l’Unione europea ha ancora senso come Kerneuropa, cioè quel nucleo duro di Stati che ruotano intorno alla Germania, allora potrebbero nascere anche nuove Europe, nuove Unioni, che abbiano degli interessi diversi. E la Germania potrebbe esserne anche una complice.

E in effetti, queste alleanze già esistono, seppure non formalmente. Il cosiddetto Gruppo di Visegrad in fondo non è altro che questo: un blocco di Stati che hanno interessi nazionali comuni e in contrapposizione a quelli di Bruxelles/Berlino. Ma anche la stessa Germania, nella teorizzazione dell’Europa a due o più velocità non ha fatto altro che ipotizzare questo scenario: stare tutti insieme non è più nei suoi interessi. 

Il grande assente, in questo frangente, è l’Europa mediterranea. La questione migratoria, anche in questo caso, rappresenta un esempio di come Paesi fondamentalmente sullo stesso lato del fronte come Spagna, Italia e Grecia non abbiano mai preso seriamente l’ipotesi di unirsi per contrastare le logiche dell’Europa centrale, perché desiderose di scaricare i problemi invece che di risolverli. La debolezza della Grecia e l’egoismo di Madrid hanno lasciato l’Italia sola di fronte al blocco franco-tedesco. E la Spagna tenta di diventare la terza gamba di quell’asse.

Il lavoro degli Usa e delle altre superpotenze

In questa disgregazione, o indebolimento, di un’Unione mai stata tale, anche le superpotenze esterne hanno avuto un ruolo determinante. L’Unione europea è sempre stata monitorata da altri forze che ne hanno permesso la crescita, in particolare da Washington. Ma nel momento in cui questa Ue è diventata un pericolo strategico, sono iniziati i colpi alla sua struttura. Soprattutto perché stava diventando una sorta di impero tedesco con la Francia a volere la leadership militare.

Per anni ci è stato detto che la Russia di Vladimir Putin avesse un interesse prioritario nella fine dell’Ue per i legami con i partiti sovranisti o euroscettici. Ma attenzione a dare patenti a Mosca di euro-scetticismo. Perché Oltreoceano, soprattutto con Donald Trump, la situazione sembra essere molto assimilabile. Il sostegno evidente di Trump alla Brexit, ma anche ai governi meno filo-europei, è una dimostrazione eloquente di quanto stia avendo peso la forza degli Stati Uniti.

Visegrad è un sistema filo-atlantico, non filo-russo. E la contemporanea guerra dei dazi che sta indebolendo l’economia tedesca è una mossa a tenaglia nei confronti dell’Unione europea a trazione germanica.

 

Anche la Cina sta lavorando, sottotraccia, per penetrare in Europa. Come scritto su questa testata, il gruppo del 16+1 è un esempio eloquente. La Cina incontra non l’Unione europea, ma prima i Paesi dell’Europa orientale e centrale a Sofia, poi la Germania e infine l’Unione europea. Il fatto che esistano due format, uno per l’Est e il Centro dell’Europa e uno per tutta l’Ue, dimostra che gli interessi non siano perfettamente coincidenti.

 

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