Inchiesta sui bulli, la difesa prepara la controperizia medicolegale

La domanda che gli avvocati degli indagati porranno ai loro esperti in sede di incidente probatorio, è se l’ulcera gastrica di cui soffriva Stano possa essere stata la causa diretta o indiretta dello stress

fonte lavodimanduria.it

Il collegio difensivo degli indagati per la morte di Antonio Cosimo Stano, le cui violenze non solo fisiche sarebbero state, secondo la perizia medicolegale della Procura, la concausa dell’ulcera sanguinante risultata mortale, sta passando all’attacco. I legali stanno predisponendo un piano condiviso con le famiglie dei minorenni e dei tre maggiorenni in carcere, per opporsi al parere peritale espresso dalla dottoressa Liliana Innamorato all’esito dell’autopsia eseguita sul corpo del pensionato.

Con molta probabilità i difensori chiederanno un incidente probatorio con la presenza del medico legale Innamorato e due specialisti di parte, il medico legale manduriano, Massimo Brunetti che ha già preso parte all’esame autoptico e uno specialista di chirurgia addominale ancora da individuare. L’obiettivo della difesa è chiaro: demolire la cosiddetta concausa di morte grazie alla quale la procura ha consolidato l’ipotesi accusatoria della tortura rafforzandola con l’aggravante riconosciuta quando alla tortura fa seguito la morte della vittima. Reato questo punibile con trent’anni di reclusione.

La domanda che gli avvocati degli indagati porranno ai loro esperti in sede di incidente probatorio, è se l’ulcera gastrica di cui soffriva Stano possa essere stata la causa diretta o indiretta dello stress psicologico dovuto alle azioni violente e alle vessazioni delle baby gang o piuttosto se la patologia possa essere insorta a prescindere, magari dovuta ad altri fattori come lo stile di vita del sessantaseienne, le sue abitudini alimentari o l’assunzione di farmaci fuori controllo. È stato provato, in proposito, che almeno negli ultimi dieci anni il pensionato non si era mai rivolto al proprio medico curante per lamentare qualsiasi disturbo. Una risposta su questo la offre la stessa perizia medicolegale dove si «conferma che il signor Stano Antonio Cosimo fosse un soggetto con un apparato gastroenterico assoggettato a malattia peptica da diverso tempo, tra l’altro in trattamento» farmacologico «come testimoniato dal riscontro istologico».

Altro argomento da «studiare» e snocciolare in sede di confronto, riguarda il periodo in cui Stano è stato ricoverato nel reparto rianimazione dell’ospedale di Manduria e soprattutto lo studio dei quattro interventi chirurgici d’urgenza cui è stato sottoposto. Queste ultime sedute operatorie sono state analiticamente descritte nella perizia della dottoressa Innamorato che rileva come, nonostante tutte le pratiche chirurgiche eseguite, alcune delle quali abbastanza demolitive come la resezione gastrica completa, non si sia riusciti a tamponare l’emorragia che a lungo andare ha provocato il decesso del sessantaseienne nonostante continue trasfusioni di sangue.

Nell’attesa che il collegio dei legali concluda la scelta del consulente chirurgo a cui affidare l’incarico di controbattere la tesi del perito della procura – attività questa da fare in tandem con il medico legale Brunetti -, molti difensori degli indagati che sono stati raggiunti dalle seconde misure cautelari in carcere, stanno preparando le pratica per un ricorso al Tribunale del Riesame a cui chiedere la scarcerazione dei propri assistiti o, in alternativa, l’affidamento ai domiciliari o ad un centro di recupero.

Nazareno Dinoi