Salvatore Cairo fu ucciso: la svolta su uno dei gialli dei primi anni 2000

Fonte: brindisireport.it

BRINDISI – Salvatore Cairo fu visto per l’ultima volta il 6 maggio 2000. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Stamattina (sabato 22 gennaio 22), dopo 22 anni, è arrivata una svolta in uno dei casi irrisolti più datati di Brindisi. Un immobile situato in contrada Santa Lucia, nei pressi della zona industriale, è stato individuato come il luogo in cui Cairo fu ucciso. I poliziotti della Squadra Mobile di Brindisi al comando del vicequestore Rita Sverdigliozzi e i colleghi della Scientifica, coordinati dal pm della Dda di Lecce, Milto De Nozza, stamattina hanno posto l’area sotto sequestro.

Il video del sopralluogo

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Si tratta di un deposito situato all’inizio della litoranea sud di Brindisi, attualmente in uso a una società che non ha ovviamente nulla a che fare con i fatti di 22 anni fa. Nel maggio 2000 il locale a cui stamattina sono stati apposti i sigilli era utilizzato come deposito di legna. Gli investigatori mantengono stretto riserbo sulle indagini. Non vengono forniti dettagli su come la polizia sia risalita alla scena di un crimine perpetrato quasi un quarto di secolo fa. 

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Il giorno della scomparsa 

Salvatore Cairo, 36enne, era un imprenditore attivo nel settore dei casalinghi. La mattina del 6 maggio 2000 era atteso a Lecce per un appuntamento di lavoro. La moglie lo aspettava per pranzo. Ma il marito non rientrò mai. Il 9 maggio l’auto di Cairo fu recuperata nei pressi dello svincolo per Squinzano (Lecce) della strada statale che collega Brindisi a Lecce. La macchina era stata abbandonata nelle campagne con le chiavi inserite nel quadro di accensione. Sul sedile lato passeggero vi erano segni di bruciatura. Le forze dell’ordine rinvennero all’interno dell’abitacolo una valigetta con dei documenti di lavoro. Nella vita di Cairo non c’erano ombre: nulla che lasciasse pensare a una fine violenta. Le sue spoglie non sono mai state ritrovate. Il 4 aprile 2011 il tribunale di Brindisi ordinò la pubblicazione per richiesta di morte presunta dell’imprenditore. 

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L’omicidio Spada 

Ma la morte del 36enne non fu l’unico mistero a trovare spazio nelle cronache brindisine nei primi anni 2000. Nel novembre 2001 fu infatti ucciso un altro noto imprenditore brindisino che operava nel settore degli articoli casalinghi. Si tratta del 46enne Sergio Spada, titolare della ditta Diamont. Il suo corpo privo di vita, con un colpo di pistola alla nuca, fu ritrovato in un distributore di benzina abbandonato situato sulla circonvallazione di Brindisi, alle prime luci del 20 novembre. Spada era stato visto per l’ultima volta intorno alle ore 21 della sera precedente, quando lasciò il suo ufficio, al rione Santa Chiara, per rientrare presso la sua abitazione al rione Casale. Era alla guida della macchina del padre, poiché la sua era in officina. La moglie, come accadde per la consorte di Cairo, lo attese invano. Quella sera sentì il rumore del cancello elettronico che si apriva e disse di aver visto un uomo con il volto coperto da un cappello che si aggirava nei pressi dell’abitazione. 

Sia Cairo che Spada appartenevano alla generazione dei grossisti di batterie di pentole, i cosiddetti “padellari”, che fra gli anni ’80 e i primi anni ’90 giravano fra la Puglia e altre regioni del Sud Italia per vendere i loro prodotti. Sui due delitti, almeno finora, non si è mai fatta luce. Non vi sono quindi elementi per stabilire un nesso fra di essi. Il sequestro odierno, perlomeno riguardo all’omicidio di Cairo, segna però un’importante svolta che non è escluso possa produrre ulteriori sviluppi investigativi.