Tra ricordi e nostalgia…col libro “E.A. MAIORANO. Il pittore/fotografo di Torre S.Susanna” di Giovanni Diviggiano e Raffele Mattiacci

Con l’ultima presentazione del libro “E.A. Maiorano. Il pittore/fotografo di Torre S.Susanna” di Giovanni Diviggiano e Raffele Mattiacciultimo appuntamento della “Rassegna libri di autori torresi”, organizzata dalSettore Cultura del Comune di Torre S.Susanna, siamo in attesa dell’interessante libro dell’avv. Uccio Missere il prossimo 12 dicembre.
Con le note di una dolcissima ed evocativa canzone d’autore dal titolo “La storia siamo noi”, non poteva avere inizio migliore la serata del 2 dicembre u.s., che poi si è sviluppata emozionalmente sul filo di un “remoto passato” fino a perderne la cognizione del tempo in un atmosfera di umana semplicità. La stessa bella aula consiliare, che ha accolto l’evento, parlava di storia, seppur locale, con i suoi tanti Sindaci che si sono succeduti alla guida amministrativa della nostra cittadina e che dall’alto della parete pareva volgessero l’attenzione sui presenti con “sguardo curioso e benevolo”. Anche i quadri sistemati su appositi cavalletti e posti per il lungo della sala, esprimevano “storia locale” e raffiguravano i volti di gente umile del paese di un tempo, abilmente immortalati dal Maestro Maiorano, che in calce li firmava con artistica grafia.
Ma tutta la struttura, ora interamente utilizzata dal Municipio, iniziò la sua storia come “tempio della cultura”, essendo stata sede della Scuola Media già a partire dagli anni ’60. La mia generazione ha fatto in tempo a frequentarla e nell’ormai lontano anno scolastico 1965/66, eravamo in terza media, dopo aver fatto i primi anni nel Palazzo Monticelli di via Roma. Quando i ricordi del passato si presentano così, nella loro nitida interezza e immersi in scenari colmi di oggetti, di suoni, di profumi, di immagini di personaggi protagonisti, come pure di comparse non meno importanti, allora non c’è altro da fare che aggrapparsi ad essi e per non perderli definitivamente trasformarli in “parole vive”.
Ed è proprio questo che sono riusciti a fare gli autori Giovanni Diviggiano e Raffaele Mattiacci con l’interessante libro scritto sulla vita e le opere del Maestro Ernesto Antonio Maiorano. Entrambi gli autori sono nostri concittadini, come pure tutti gli altri presenti con le loro opere in Rassegna, ed è bello pensare che, anche quando gli argomenti e/o le storie trattate non hanno riguardato specificatamente la storia locale, abbiano scritto avendo sempre e comunque il nostro amato paese nella mente e nel cuore. Perché credo che chi ama profondamente questo nostro paese, che spera nel suo continuo miglioramento, che ha potuto viverlo senza doverlo abbondonare, ma anche chi è andato via per inseguire un sogno di vita migliore ma non intende mai recidere “l’ideale cordone ombelicale” che lo tiene ad esso legato, ha il dovere di parlare, di raccontare e di scrivere la sua storia, perché anche chi verrà dopo possa pienamente conoscerla. Il bel libro in argomento, per quello che è la mia sensibilità, non esito a definirlo interessante ed emozionante, arricchito in queste dalla collaborazione dell’amico Raffaele Mattiacci che più si addentra nelle caratteristiche professionali del pittore-fotografo Maiorano. Per un gusto personale dico pure che andrebbe letto lentamente, magari pagina per pagina e soffermarsi in queste, perché di sicuro capiterà di imbattersi in qualche lontano parente, amico o vicino di casa e quando questo accade sembrerà di trovare in quel momento anche un po’ di se stessi.
Quindi si racconta di uno straordinario personaggio e di un artista poliedrico che è stato precursore di tecniche innovative e che si sarebbero sviluppate, con mezzi moderni, nel tempo successivo al suo. Il pittore della vicina ErchiePasquale Scarciglia non esita a definirlo un “creativo” nel senso più ampio del termine, perché sapeva intuire di cosa potesse avere bisogno una foto per meglio rappresentarne il soggetto o l’oggetto ritratto, e proprio grazie a queste non comuni doti che la sua opera si impreziosiva fino a diventarne un “opera d’arte”.
Riportando fedelmente quanto scrivono gli autori del libro, il Maiorano oltre ad essere stato un valentefotografo/pittore era anche decoratore di affreschi, ritratti di qualsiasi natura, pitture ad olio, ecc.
Con Lui si riparla della storia di Torre di quel tempo (da fine 1800 ad almeno il finire del 1950), di tradizioni, di modi di vivere, di aneddoti e, addirittura, di aspetti dell’umanità che riguardano la sfera intima famigliare delle Persone e che anche per quest’aspetto il libro emoziona non poco. Non resta che leggerlo questo libro e sono sicuro che avvincerà come un grande romanzo, dove sembrerà di andare a ritroso nel proprio percorso di vita, insieme alla gente del Paese che ci ha preceduto, certamente in un tempo più problematico e povero di risorse materiali, ma ricco di vera umanità.
Nicola Muscogiuri