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TRANS LECCESE RIFIUTATA DALLE COMUNITÀ TERAPEUTICHE:”CONSIDERATA DESTABILIZZANTE”

Lecce – Dover affrontare i propri demoni interiori e cercare di costruirsi un futuro diverso può trasformarsi in una battaglia contro pregiudizi e burocrazia. È la difficile esperienza che sta vivendo una donna trans di Lecce, reduce da un periodo di detenzione, decisa a intraprendere un percorso di disintossicazione ma ostacolata dai rifiuti delle comunità terapeutiche.Scarcerata tre mesi fa per incompatibilità con il regime carcerario, dopo una condanna per furti, la donna ha dovuto fare i conti con un passato segnato da sofferenze e abusi. La detenzione in sezioni maschili, prima nel carcere di Lecce e poi in quello di Secondigliano, è stata per lei un calvario: insulti, dileggi, molestie e persino violenze da parte di altri detenuti, fino alla decisione di presentare denuncia.Una volta riconquistata la libertà, il ritorno alla vita quotidiana si è rivelato tutt’altro che semplice. Con il sostegno del suo avvocato, Umberto Leo, ha contattato diverse strutture terapeutiche per avviare un percorso di recupero. Ma le porte si sono puntualmente chiuse: tutte le comunità interpellate hanno respinto la richiesta, giudicandola un “elemento destabilizzante”. Una motivazione che, secondo lei e chi la sostiene, cela in realtà un atteggiamento discriminatorio.Negli ultimi giorni, però, si intravede uno spiraglio. Grazie all’impegno del dirigente del Ser.D di Lecce, Domenico Cuzzola, si sta concretizzando la possibilità di accoglienza in una comunità della Bat. Qui la donna potrà finalmente iniziare un doppio percorso, terapeutico e psicologico, lasciandosi alle spalle mesi di chiusure e pregiudizi.

Caterina Sollazzo

GIORNALISTA

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