MINORI DETENUTI IN AUMENTO:ALLARME SOVRAFFOLLAMENTO E DISAGIO PSICHICO
ROMA – Il sistema penale minorile italiano, un tempo modello europeo per l’attenzione educativa e il reinserimento sociale, sta vivendo una profonda crisi. Negli ultimi anni, il paradigma rieducativo che lo caratterizzava è stato progressivamente sostituito da un approccio più repressivo, con un ricorso crescente alla detenzione anche in presenza di reati minori. Un’inversione di rotta che, secondo gli esperti, rischia di compromettere i principi fondanti della giustizia minorile.Dal 2022 ad aprile 2025, il numero dei minori detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (Ipm) è aumentato del 55%, passando da 392 a 611 unità, tra cui solo 27 ragazze. A lanciare l’allarme è Valentina Farina, Garante delle Persone Private della Libertà Personale per la Provincia di Brindisi: “L’aumento è insostenibile senza un adeguato potenziamento delle strutture. La detenzione deve restare un’extrema ratio, non una scorciatoia automatica alla complessità del disagio giovanile”.A incidere sulla crescita dei numeri è anche l’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Caivano (DL 123/2023 convertito nella L. 159/2023), che ha abbassato la soglia per la custodia cautelare minorile, riducendo il ricorso a misure alternative come la messa alla prova o il collocamento in comunità.Allarme sovraffollamento e salute mentaleLe condizioni interne agli Ipm sono sempre più preoccupanti. In nove istituti si registra un sovraffollamento superiore al 150%, con gravi carenze strutturali e relazionali, come a Milano, Treviso e Cagliari. Cresce anche la medicalizzazione del disagio: l’uso di psicofarmaci è aumentato del 1.000%, accompagnato da un preoccupante boom di suicidi (91 nel 2024 e già 33 nei primi cinque mesi del 2025). “Siamo di fronte a un disagio strutturale – afferma Farina – aggravato da un sistema che non ascolta e che medicalizza il malessere”.In molti casi, per fronteggiare l’emergenza posti letto, sono stati ricavati spazi per minori all’interno di carceri per adulti, compromettendo la separazione dei circuiti penali e vanificando l’efficacia educativa del percorso rieducativo.Matricidi e violenze familiari: il fallimento del sistema di tutelaLa Puglia è stata teatro, negli ultimi mesi, di casi di matricidio e violenze familiari che hanno coinvolto giovani in condizioni di grave disagio psichico e relazionale. Secondo Farina, questi episodi non sono solo atti criminali, ma l’esito estremo di un fallimento sistemico: “Non possiamo limitarci a chiederci come punire. Dobbiamo chiederci come prevenire ed educare. Servono interventi precoci in famiglia, a scuola e nei servizi sociali, prima che il disagio diventi tragedia”.Le proposte della GaranteTra gli interventi operativi indicati da Valentina Farina:rilancio della messa alla prova e delle misure alternative alla detenzione;valutazione reale della pericolosità del minore;potenziamento degli Ipm in termini di personale, spazi e formazione;tutela della salute mentale: riduzione dell’uso di psicofarmaci e rafforzamento dei percorsi terapeutici;trasparenza e monitoraggio per prevenire abusi e violenze.“La giustizia minorile – conclude la Garante – non è clemenza, ma capacità di interrompere il ciclo deviante. Per farlo serve una strategia multilaterale che metta al centro la persona, non solo il reato”.
