NUOVE NORME, NUOVI REATI?
Sempre di più si arricchisce il nostro codice di nuove qualificazioni giuridiche di certi reati già normativamente esistenti nel codice sostanziale vigente. Stamattina ho visto un intervento televisivo dell’avvocata Onorevole Giulia Bongiorno che era agitata sul fatto che il Generale Vannacci, io non l’ho sentito, non ho visto nessuna intervista in questi ultimi giorni, si sarebbe permesso di esternare il suo dissenso in ordine alla creazione ex novo di nuove figure di reato tipo il femminicidio. Le nuove figure di reato non sempre producono giustizia spesso producono confusione e sono frutto di un legislatore paranoico che segue la piazza, che grida in modo sicuramente non giuridico, che vuole che venga fatta giustizia come gridavano i francesi sotto il patibolo dove si tagliavano le teste durante la rivoluzione francese. Non sempre il popolo va seguito ma il popolo va istruito, e se a tutti si dicesse che il femminicidio introduce una diversità di trattamento rispetto a quello che l’omicidio, che vale sia per gli uomini sia per le donne, molti griderebbero allo scandalo e molte avvocatesse “Bongiorno” potrebbero risentirne e lamentarsi. Io sono sempre più convinto che la nuova cultura che avanza non è sempre confacente alla giustizia ma spesso e volentieri si traduce in fatti di ingiustizia specie quando si crede e si vuole da alcune parti che la donna abbia privilegi e non debba essere uguale agli altri, e agli altri parlo degli uomini e parlo di tutti gli altri esseri umani. Sono sempre più convinto che dire femminicidio e dire omicidio aggravato da alcune norme che come aggravanti nel fatto omicidiario già risultano essere presenti nel nostro codice, ci sono le attenuanti e poi ci sono le aggravanti, ci sono le aggravanti dei futili motivi, della premeditazione, della cattiveria nell’uccidere, si, perché c’è anche cattiveria nell’uccidere. Sono quindi tante e tali aggravanti che consentirebbero di punire in modo particolare, se vogliamo usare un termine non giuridico, certi atti e certi fatti di cui le nostre cronache giudiziarie ormai sono piene. È giusto che la donna venga difesa ma perché chiamare un omicidio in modo diverso da quello che è il fatto che nega la vita all’uomo e rappresentarlo come fatto di miglioramento dell’attenzione della giustizia nei confronti della donna? Sicuramente non è miglioramento, è un modo come un altro per far tacere la piazza. La piazza grida e il legislatore segue perché ha paura della piazza o comunque vuole conquistare quella piazza. Una cosa identica a questa è la creazione che ci fu alcuni anni fa dell’omicidio stradale, l’omicidio colposo è e rimane colposo ma anche nell’omicidio stradale ma si aggrava la pena. Ebbene sfido chiunque o che conosca il diritto per mestiere o che voglia conoscerlo a non intravedere nel codice penale vigente le aggravanti utili, sicuramente certe, anche dal punto di vista giurisprudenziale, perché più volte sono state usate, che potrebbero garantire una migliore e più attenta valutazione dei fatti e, diciamo così, una migliore e maggiore pena a chi evidentemente viola certe norme tipo la velocità, tipo il mettersi alla guida in stato di ebbrezza o comunque sotto l’effetto di stupefacenti, chi abbandona e non soccorre, ma sono tutti fatti già codificati nel nostro codice penale. Farne dei nuovi crea soltanto confusione e negli ultimi tempi di nuovi reati ne sono stati fatte altri. Io non voglio dire chi ha torto e chi ha ragione, dico soltanto che sono duplicazioni inutili, di punizioni e di configurazioni giuridiche e punitive che già avevamo nel nostro nel nostro codice sostanziale. Questo è quanto. Mi auguro che non si facciano più leggi ma si applicano quelle si applichino quelle già esistenti. Mi auguro che non si facciano più leggi e si interpretino quelle già esistenti, così come vuole la nostra giurisprudenza, la nostra storia, la nostra cultura giuridica che è diversa da quella cultura attualmente imperante. L’altro giorno in un processo per un tentato omicidio del marito nei confronti della moglie, io difendevo l’imputato, mi sono sentito dire da un pubblico ministero che l’evoluzione culturale positiva ha introdotto un diritto all’ adulterio che è qualcosa di inaccettabile dal punto di vista giuridico e comunque e provenendo da un operatore di giustizia, volersi giustificare in certi aggravamenti di pene o in certi comportamenti anche istruttori che da un po’ di tempo vincono e vivono nel nelle nostre aule giudiziarie. Siamo in emergenza, speriamo che l’emergenza finisca perché finendo l’emergenza vincerà la giustizia.
Avv. Raffaele Missere
