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Lettera aperta

Due anni di attesa: quando la burocrazia nega il diritto al sostegno

“Quando mi sono presentato per prenotare la visita, mi hanno detto che il primo appuntamento disponibile era nel 2027. Pensavo di aver capito male”. A parlare è un padre che chiede di rimanere anonimo per tutelare il proprio figlio. La sua storia, però, è simile a quella di molte altre famiglie che si trovano a fare i conti con tempi d’attesa incompatibili con le esigenze degli studenti che necessitano di sostegno scolastico.
Per ottenere o aggiornare la documentazione necessaria all’assegnazione delle ore di sostegno, le famiglie devono passare attraverso i servizi dell’ASL. Ma oggi il sistema sembra essere arrivato a un punto di forte criticità: le liste d’attesa si allungano fino a due anni e, nel frattempo, i ragazzi rischiano di perdere opportunità educative fondamentali.
Il padre che ha deciso di raccontare la propria esperienza descrive un percorso fatto di rinvii, appuntamenti lontanissimi nel tempo e continue difficoltà burocratiche. “Non stiamo chiedendo un favore, racconta, ma il riconoscimento di un diritto previsto dalla legge. Ogni mese che passa senza una valutazione adeguata è un mese perso per nostro figlio”.
La situazione appare ancora più problematica quando è la scuola a segnalare per la prima volta la necessità di una valutazione specialistica. Tra la segnalazione, l’avvio della pratica, la prenotazione e la visita possono trascorrere anche due anni. Un tempo che, nel caso degli alunni della scuola secondaria di primo grado, coincide praticamente con l’intero ciclo scolastico.
Così può accadere che uno studente completi il percorso delle scuole medie senza riuscire a ottenere il supporto di cui avrebbe avuto bisogno. Solo all’ingresso nella scuola superiore arriva la documentazione aggiornata, quando ormai gli anni trascorsi non possono più essere recuperati.
“Chi trova una strada per accelerare le procedure spesso ottiene risposte in tempi più brevi. Chi segue esclusivamente i canali ordinari, invece, resta bloccato. Per non parlare poi della rigidità dell’Ufficio Scolastico Provinciale (USP) che conosce la situazione e non va incontro alle scuole…”, osserva il genitore. Una situazione che alimenta un senso di profonda ingiustizia e che rischia di creare disparità tra le famiglie.
Il problema non riguarda soltanto la sanità o la scuola considerate separatamente. Riguarda il diritto all’inclusione, il diritto allo studio e la capacità delle istituzioni di garantire pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dalle condizioni economiche o dalla capacità delle famiglie di orientarsi in procedure sempre più complesse.
La testimonianza di questo padre anonimo non vuole essere una denuncia individuale, ma un appello alle istituzioni affinché affrontino una criticità che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Perché dietro ogni pratica in attesa non c’è un fascicolo da smaltire, ma un ragazzo che sta crescendo e che ha bisogno di risposte oggi, non tra due anni.

Caterina Sollazzo

GIORNALISTA

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