RANUCCI, LAVITOLA, MAFIA, CAMORRA, BOMBE, PROMESSE, PROGETTI…
🔺Giornalismo d’inchiesta o fabbrica di capi del nuovo bolscevismo?🔺
È un fatto che sta impegnando gran parte degli italiani e spinge quasi tutti a porsi delle domande, a scegliere delle preferenze, a stabilire dei giudizi e a rappresentarli sui social.
Ci sono molti che ammirano Ranucci, quasi tutti questi dicono che è una vittima inconsapevole di un faccendiere quale è Lavitola. Ci sono altri che vorrebbero Ranucci fuori dal TG3, dalla Terza Rete e dalla sua trasmissione, perché vorrebbero che ci fossero delle indagini su comportamenti equivoci.
Ci sono giudici che affermano che Ranucci, addirittura dopo lo scoppio della bomba e dopo gli arresti degli esecutori materiali, si sarebbe adoperato in una sorta di ancora di salvataggio nei confronti di Lavitola, facendogli più o meno apertamente capire che la difesa potrebbe essere altrove, non in Italia, e che non sarebbe interessato a contestare la verità stabilita dal Pubblico Ministero inquirente e dal GIP che aveva emesso, all’epoca, l’ordinanza di custodia cautelare solo nei confronti degli autori materiali.
Ci sono altri italiani che pensano che Ranucci sia una persona poco per bene e che non sia un giornalista affidabile, che sia uno sfruttatore della calunnia e della diffamazione. Alcuni citano come esempio la calunnia e la diffamazione nei confronti del Guardasigilli Nordio, quando affermò che una fonte certa, per lui, gli aveva fatto sapere che Nordio si era interessato all’adozione voluta dai Giuliani e dalla sua compagna di un bambino negli Stati Uniti, cosa poi smentita.
La domanda che io mi pongo, però, è un’altra: quanta di quella tanta gente che batteva e batte le mani a Ranucci, ed era ed è vicina anche politicamente a Ranucci, teme Ranucci?
Sì, perché adesso credo che ci sia qualcuno che abbia il timore che l’indagine si sveli e che quindi Ranucci sia chiamato a confermare il risultato dell’indagine circa i comportamenti di altri personaggi non coinvolti nell’episodio della bomba, ma che avrebbero suggerito o comunque fornito informazioni relativamente a fatti, atti e determinazioni di una certa parte politica italiana che fa più o meno riferimento al campo largo, qualora si fosse impegnata in operazioni di discredito organizzato nei confronti di altri soggetti politici avversari.
E quindi la domanda da farsi è: quante inchieste di Ranucci avevano un fondamento serio e quante, invece, erano, come qualcuno ha detto oggi, una quasi costruzione solamente e formalmente logica dei fatti?
Se io frequento il ristorante di Tizio e quel ristorante di Tizio è frequentato da delinquenti, posso anche essere io paragonato a quei delinquenti. Per Ranucci questa cosa non è valsa, perché, anche se lui frequentava il ristorante di Lavitola, che tutti sappiamo essere un faccendiere, un tipo pregiudicato, sicuramente tutto ciò era a conoscenza di un giornalista informato e desideroso di informarsi come Ranucci. Quindi, se avesse fatto 2 + 2, Lavitola è un delinquente e Ranucci è un delinquente. Ma ciò non è successo. Ma cosa succederà quando il braccio destro di Ranucci deciderà di dire la sua verità, o quando Lavitola deciderà di completare quelle dichiarazioni spontanee che può fare al Pubblico Ministero?
È un punto interrogativo che impegnerà molti nella valutazione del percorso di quel procedimento penale, ivi compresa la RAI, di cui Ranucci è dipendente. In primis la RAI dovrà stabilire se il comportamento nella ricerca delle fonti sia consono alla deontologia professionale del giornalista, se Ranucci possa essere definito un millantatore e un realizzatore di notizie false, accuratamente false, strutturalmente false e quindi meritevole di sanzioni, anche come quella dello scioglimento del contratto di lavoro con la RAI.
Oppure Ranucci è un santo poco accorto, che non ha i piedi per terra e che si è fatto imbrigliare e convincere da Lavitola in una vicenda che spero si chiarisca al più presto, per la buona pace di tutti.
Uccio Missere
