COMUNE DI ORIA, BOZZA DEL NUOVO CODICE DI COMPORTAMENTO: MONTANO LE CRITICHE DEI DIPENDENTI E LE RICHIESTE SINDACALI
Stop alle interviste, anche se richieste dai media, e paletti severi sull’uso dei social network personali per esprimere commenti politici. Inoltre, sarà necessario il “permesso” dei superiori per poter intervenire come relatori in convegni o eventi pubblici. Sono questi i punti più critici della nuova bozza del Codice di comportamento integrativo proposta dal Comune di Oria, che ha scatenato la reazione dei dipendenti. I lavoratori chiedono che il testo venga emendato o, radicalmente, riscritto da capo. Al momento, il documento resta in sospeso, in attesa che la giunta del sindaco Cosimo Ferretti prenda una decisione definitiva. Il dibattito, che tocca il delicato equilibrio tra il necessario decoro istituzionale e i diritti costituzionali del singolo, sta tenendo banco negli uffici comunali.
Il nuovo documento mira a regolamentare la condotta dei dipendenti non solo durante l’orario di lavoro, ma anche nella loro sfera personale e digitale. Le contestazioni si concentrano in particolar modo sull’articolo 16, dedicato ai contatti con i giornalisti e all’impiego dei social network. Le rimostranze dei lavoratori vertono su entrambi i commi contrassegnati con il numero 6: il primo impone paletti alle opinioni espresse sui profili privati qualora possano innescare polemiche sulla gestione comunale o su temi politici; il secondo, invece, vieta la condivisione di atti e notizie interne in assenza di una specifica autorizzazione. I dipendenti, citando l’articolo 13 del DPR 62/2013, richiedono una revisione di questi punti per tutelare la libertà di espressione. Secondo le rappresentanze sindacali, il rischio concreto è quello di limitare il pensiero critico dei cittadini-lavoratori, estendendo il controllo dell’ente ben oltre le mura domestiche.
Le perplessità concernono anche l’articolo 11, che impone di avvisare preventivamente il proprio responsabile qualora si intenda partecipare come relatore a titolo personale a convegni riguardanti l’ente: una regola giudicata eccessivamente limitante. Si chiede inoltre lo stralcio dell’articolo 13, che disciplina le modalità di rapporto con il pubblico. Tra le misure che hanno destato scalpore vi è anche l’obbligo di comunicare all’amministrazione, entro cinque giorni lavorativi, l’avvio di eventuali procedimenti penali a proprio carico – ivi compresa l’iscrizione nel registro degli indagati – anche per fatti estranei al servizio. L’articolo 12, infine, chiede di mantenere toni non polemici (anche tramite terzi) e governa il tracciamento delle presenze e la pianificazione dei riposi. La trasparenza e la tutela dell’immagine dell’ente rappresentano obiettivi condivisi; allo stesso tempo, i lavoratori temono che queste clausole si trasformino in un meccanismo di sorveglianza eccessivamente pervasivo.
Sebbene norme simili, soprattutto in materia di procedimenti penali, esistano già in altre realtà, a Oria il dibattito si accende sulla vastità delle restrizioni. La situazione è stata analizzata durante l’assemblea sindacale del 28 settembre, organizzata con Cgil e Cisl Funzione Pubblica, dove è stata presentata una controproposta: modificare il regolamento o annullarlo per scriverne uno nuovo. Va precisato che l’Amministrazione non ha introdotto divieti inediti, ma ha rielaborato i principi del Codice Nazionale di Comportamento, ampliandone tuttavia la portata e le formulazioni. Ora la palla passa al tavolo della contrattazione: la giunta Ferretti dovrà decidere se fare un passo indietro per ricucire il clima interno o se blindare il testo, sapendo che la sfida si giocherà tutta sull’interpretazione dei confini tra dovere pubblico e sfera privata.
Di Nicolò Conti
