breve riflessione sulle angherie inflitte con la scusa del covid all’avvocatura ed ai diritti di tutti i cittadini

Gli addetti all’Unep sfruttando la pandemia hanno raggiunto il risultato sempre coltivato come una speranza irrealizzabile di controllare il numero di atti quotidianamente in entrata (numero ovviamente pianificato e monte e solo ed esclusivamente sulla base delle loro esigenze, per poter lavoricchiare in tutta calma ed al riparo di ipotetici rischi di contagio); del resto se il mio guadagno è sempre lo stesso, il lavoro è molto  di meno, anche se la possibilità di contagio è remota perché rischiare?

Gli avvocati fanno benissimo a protestare, a non starci, a resistere. Farebbero bene a protestare anche i cittadini perche’ ad essere conculcati sono innanzitutto i loro diritti.

Se in epoca pre-covid uno sfratto per morosità lo si scriveva la sera e lo si notificava la mattina dopo, mentre oggi possono volerci settimane, chi ci perde è il proprietario che non riceve i canoni e non ha la disponibilità del suo immobile.

Questo giochino alla corporazione del pubblico impiego stà riuscendo perché la società in cui viviamo non è più una democrazia ma è un sistema neocorporativo, dove scorazzano a danno dei singoli cittadini bande organizzate con criteri militari: gerarchie, livelli, vertici ecc.

Del resto se parti della società hanno talmente tanti diritti che quando riescono a goderne a pieno com’è accaduto con la pandemia, non ne restano per gli altri cittadini, c’è più di qualcosa che non và per tutti gli altri.

Che fare?

Le professioni liberali debbono contrapporsi pregiudizialmente, ideologicamente a questo sistema e dunque al Governo, ed alle forze politiche e sociali che lo sostengono.

Debbono contestarlo, osteggiarlo, sabotarlo nelle sue dinamiche di quotidiana imposizione e prevaricazione a nostro danno; scavare un solco incolmabile che faccia deviare il corso di una storia che non ci piace.

Noi avvocati per parte nostra dobbiamo rifuggire da ogni tentazione collaborazionista.

La nostra libertà e quella dei cittadini al cospetto del Leviatano e’ la nostra vita, la nostra guida; la fiammella da seguire nella notte oscura della democratura.

Noi dal Palazzo siamo fuori e non dobbiamo fare nulla per continuare a tenerlo in piedi; del resto se cade non cadrà sulle ns. teste.  Tranquilli.

Identità, consapevolezza del proprio ruolo, contrapposizione, lotta: avere ben presente chi sono gli amici, ma anche e soprattutto chi sono i nemici, altrimenti non c’è storia…solo una sequenza siderale di sterili lamentele.